Una delle prime cose che dice Calamandrei a questa riunione, ai suoi studenti: “Non pensate che è definibile democratica una repubblica così, perché si definisce tale. Guardiamo nei fatti, le cose, è democratica solo quando ci sono delle condizioni, certe condizioni.”
E poi gli dice: “È facile, è facile, pensare che sono tutti uguali, che la politica è una cosa schifosa, sinonimo di corruzione, criminalità, sporcizia, compromissione.
È facile non partecipare. Forse ha anche dei vantaggi. Ti senti, tutto sommato, un passo indietro.
È facile giudicare poi, no?
Tanto.”
Era l’obiettivo di quando ho raccontato la macchina del fango, cercare di mostrare, in coerenza con quanto Calamandrei dice, che l’obiettivo del potere è proprio questo, dire: tanto siamo tutti uguali. Scegli. Tanto quello che non ti sembra furbo, poi ti dimostro che è furbo.
E Calamandrei racconta una storiella a questi ragazzi. Una storiella per cercare di raccontargli cosa significa non partecipare ad una cosa pubblica, sentire la politca sempre come sporca e tutta uguale.
Dice, c’è una barca, in mezzo ad una tempesta. Sopra ci sono due emigranti e un marinaio. Uno dorme, e l’altro è sveglio, terrorizzato da questa tempesta. Si avvicina al marinaio e dice: “Se noi continuiamo per questa direzione, la barca affonda!”
Il marinaio continua. Le onde sono sempre più forti, la barca sembra resistere sempre meno.
“Se continuiamo per questa rotta, la barca affonda!”
Il marinaio continua.
Al che, l’emigrante va a svegliare il suo amico: “Beppe, svegliati! Qua dobbiamo convincere il marinaio a cambiare rotta, altrimenti la barca affonda!”
Beppe gli risponde:
“Lasciami dormire.
Tanto la barca mica è mia.”
Questa è la metafora che usa Calamandrei per dire che cosa significa non partecipare.
Non partecipare significa consegnare il Paese ai poteri che sanno organizzarlo, che sanno organizzare il consenso. Che sanno gestire.
Ti portano via tutto.
La politica, spesso, si è ridotta - e io che vengo dal Sud l’ho visto da sempre, da quando sono adolescente - a scambio. Perché si vota una persona, spesso?
Si vota per avere un favore. Hai bisogno di un letto in ospedale per tua nonna, e voti. Hai bisogno di una autorizzazione per avere un negozio, e voti quel politico. Hai bisogno di una casa, e voti quel politico. Ti devono rifare il vialetto sotto casa, e voti quel politico.
E ti sembra, magari, anche una cosa utile, necessaria, perché dici, beh. Tanto sono tutti uguali, almeno mi dà qualcosa.
E ti senti anche tranquillo, dire vabbeh.
E sembra. Perché ti dà una cosa e ti leva tutto il resto. Perché quella autorizzazione la dovevi avere per diritto se la meritavi, perché il letto d’ospedale per tua nonna dovevi averlo per diritto, perché la ristrutturazione di quel vialetto lo dovevi avere per diritto. Lui ti ha dato una cosa, e ti ha tolto tutto il resto.
Con UNA sola cosa si è comprato… tutto.
Tutto quello che non puoi più pretendere, perché ormai quel voto l’hai dato per una sola cosa.
[Mentre spiega come vengono comprati e venduti i voti, e di quanto costano]
Svendere, nemmeno per un lavoro, per cinquanta euro, talmente è considerato inutile il proprio voto.
Lo dai così.
[…]
Dove il voto è stato comprato per 25 €. Dove le persone che l’hanno venduto non si sentono, in fondo, in colpa.
Perché?
Almeno c’ho guadagnato cinquanta euro.
Ragionare così ti convince che le cose non possono mai cambiare.
Ragionare così a volte ti… a volte un po’ ti spezza il fiato.
Vieni via con me, quarta puntata - Roberto Saviano (via sarsny)
Sarà che quel pezzo di Calamandrei lo so praticamente a memoria, ma a questo punto mi sono quasi commossa.
(via walkthefleetroad)